Una nuova fase creativa. Una “scommessa” ancora una volta vinta con la propria vena artistica, in continuo mutamento, sempre capace di cogliere nuovi stimoli e di tradurli in veri capolavori. Che sia su una tela, su un pannello di plexiglass o di legno. Che sia con pennellate di acrilico o con la materia. Con una visione che sa di avanguardia e un genio che guarda oltre, cogliendo nuovi orizzonti da esplorare. C’è tutto questo e non solo in un’artista come Silvana Di Vora, friulana doc e folignate d’adozione, che domani pomeriggio porterà in scena una selezione di 18 opere, figlie della sua più recente fase artistica, realizzate con materiali riciclati offerti dalle aziende, CoMeAr e UmbraGroup, in particolare trucioli e sfere d’acciaio con i quali Di Vora ha dato vita a brillanti capolavori. La mostra dal titolo Quando il “rifiuto” diventa arte si inaugura domani pomeriggio alle 18 negli spazi del VCube Studio di via Liborio Coccetti 22, in località Paciana (visitabile anche domenica dalle 11 alle 21) dove a presentare l’artista saranno lo storico dell’arte Andrea Baffoni e il sociologo Roberto Segatori. Nata a Maniago (Pordenone), autodidatta, ha iniziato il suo percorso artistico giovanissima, debuttando con la sua prima mostra nel 1988, la prima di una lunga serie nel territorio nazionale. Artista dalla grande libertà espressiva, con alle spalle anche un’importante carriera da fotografa che l’ha vista girare tutto il mondo, sperimenta varie tecniche: dalla tecnica dell’acquerello figurativo passa all’acrilico su tela dove trova massima espressione nella rappresentazione della luce e del movimento che vuole enfatizzare. Varie le fasi del suo percorso, dal figurativo all’informale acrilico, quindi l’astratto, fino a l l’astratto in bianco e nero. “Mi sono sempre rifugiata nella pittura, sin da giovanissima, imprimendo le mie emozioni e i miei pensieri sulla tela” racconta.
Silvana, come nasce questa nuova fase artistica che sarà raccontata dalla sua personale? Nasce casualmente da un ricordo di infanzia. Io sono nata a Maniago, la città dei coltelli, e quando eravamo piccoli andavamo ad aiutare i genitori in queste piccole fabbriche di coltelli, quando poi veniva bucata la lama per fissare il manico, la macchina produceva il truciolo di acciaio. Io li raccoglievo e li portavo a casa, tenendoli come fossero dei gioielli perché brillavano. Così un giorno mentre dipingevo mi è venuta l’idea di realizzare qualcosa di materico e ho pensato proprio a questo materiale luminoso poteva essere usato nelle mie opere in cui prediligo il bianco e il nero. Da lì ho iniziato a cercare i trucioli ma con una certa difficoltà; li ho trovati online da un negoziante in Germania. Ad aprirmi un mondo è stato Claudio Becchetti della CoMeAr, per caso dopo una cena ad ottobre, lo scorso anno, in cui, chiedendomi a cosa stessi lavorando, mi mostrò un emisfero d’acciaio, spiegando la fatica nel reperire questo materiale. Lo stesso è avvenuto grazie all’incontro con UmbraGroup che mi ha donato molte sfere di metallo. Ho studiato tanto come assemblare questi materiali ed i supporti. E’ un lavoro diverso rispetto alla pittura, soprattutto perché non puoi “correggere” come si fa con una pennellata, e in più l’opera la vedi solo quando è finita.
E’ iniziata così una nuova fase artistica? Parallelamente. Queste sono opere studiate, lavori più complessi, ma nei momenti più “artistici”, vado di istinto e dipingo, perché ho sempre bisogno di uno “sfogo” momentaneo. Questa nuova creazione mi ha aperto un mondo nuovo, stimoli diversi, una maturità artistica sicuramente che mi permette di alternare una parte astratta con una figurativa o miscelando tutte e due.
Sono cambiati anche i soggetti delle opere in queste nuove creazioni. Si perché con questo materiale prezioso volevo dare importanza a figure già iconiche come Marilyn Monroe, Audrey Hepburn, Freddie Mercury, Frank Sinatra, Frida Kahlo ad es empio.
E poi la luna, tra i soggetti principali. C’è una motivazione? Perché la luna è mistero, cambia sempre, è desiderio, sogno. Appare in diversi colori, è l’ignoto, la speranza, è la vita. Credo che sarà il soggetto prevalente nelle prossime opere.
L’arte, una passione, nata come un hobby, che per lei come dice è stata un rifugio. E’ stata una salvezza per me in molte situazioni. Sin da giovanissima mi sono rifugiata nella pittura, imprimevo quello che avevo dentro, le mie emozioni, i miei pensieri, sulla tela. E’ iniziata per hobby e continuerà come un’impor tante esperienza di vita, di cui spero possa rimanere traccia. Perché lasciare un segno, un qualcosa al prossimo, come la bellezza, credo sia lo scopo cui ciascuno, tirando fuori il meglio da sé, dovrebbe tendere.
E qual è il messaggio che desidera lasciare Silvana Di Vora? Un messaggio ma soprattutto un monito: credere sempre nelle proprie capacità, guardare se stessi senza guardare quello che fanno gli altri.









